{"id":2530,"date":"2016-04-15T14:24:41","date_gmt":"2016-04-15T12:24:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/2016\/04\/15\/relitto-di-scauri-nave-da-carico-o-nave-da-guerra\/"},"modified":"2016-04-15T14:24:41","modified_gmt":"2016-04-15T12:24:41","slug":"relitto-di-scauri-nave-da-carico-o-nave-da-guerra","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/2016\/04\/15\/relitto-di-scauri-nave-da-carico-o-nave-da-guerra\/","title":{"rendered":"RELITTO DI SCAURI: NAVE DA CARICO O NAVE DA GUERRA?"},"content":{"rendered":"<div style=text-align:left;><a class=\"wpptopdfenh\" target=\"_blank\" rel=\"noindex,nofollow\" href=\"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/2016\/04\/15\/relitto-di-scauri-nave-da-carico-o-nave-da-guerra\/?format=pdf\" title=\"Download PDF\"><img alt=\"Download PDF\" src=\"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-content\/plugins\/wp-post-to-pdf-enhanced\/asset\/images\/pdf.png\"><\/a><\/div><div align=\"justify\"><font size=\"3\">Da una domanda sapientemente provocatoria, fatta dal direttore di Pantelleria Internet, Salvatore Gabriele, al dottor Roberto La Rocca durante la serata di archeologia al Castello, &egrave; scaturita <font color=\"#FF0000\"><strong>un&#8217;interessante conversazione sulla storia del relitto di Scauri, <\/strong><\/font>ritrovato sul fondo del mare all&#8217;imboccatura del porto.<br \/>nNella premessa si era parlato di Pantelleria come isola al centro del Canale di Sicilia, ma anche dell&#8217;intero  Mediterraneo, rispetto a tutti quei veicoli via mare che hanno potuto essere portatori di cultura. Pantelleria, infatti, ha sempre favorito i contatti e gli scambi commerciali e culturali con tutto il mondo esterno, ricoprendo il ruolo di un vero e proprio snodo marittimo a garanzia di una navigazione sicura. Le sue coste  rappresentavano spesso un riparo sia dalle tempeste che dagli attacchi dei nemici.<br \/>n<br \/>n<strong>Ecco le dichiarazioni dell&#8217;archeologo Roberto La Rocca<\/strong> che ha curato la mostra dei reperti di archeologia subacquea allestita nelle sale del Castello.<br \/>n<br \/>n&ldquo;Va sottolineato che <strong>il 99%<\/strong> <strong>delle scoperte archeologiche non le fanno gli archeologi ma gli uomini di mare che vivono la zona<\/strong> &ndash; ha esordito La Rocca &#8211; e cos&igrave; &egrave; stato anche per il relitto di Scauri di cui si &egrave; avuta notizia grazie ad una segnalazione di Pietro Ferrandes fatta negli anni &#8217;90. Si &egrave; quindi iniziato a lavorare soprattutto perch&egrave; Sebastiano Tusa ha puntato i pugni in Amministrazione e in poco tempo &egrave; nato l&#8217;antesignano dell&#8217;attuale  Soprintendenza del Mare, cio&egrave; il Gruppo Archeologico Subacqueo che ha iniziato un insieme di attivit&agrave; di ricerca a livello di volontariato. Poi il Gruppo &egrave; cresciuto e si &egrave; istituzionalizzato. Abbiamo quindi estratto dal fondo del mare, ad una profondit&agrave; di circa otto metri, una serie di materiali durante uno scavo durato ben 10 anni. Materiali che permettono di interpretare abbastanza approfonditamente la storia del relitto ritrovato, tanto che ne &egrave; nata una pubblicazione monografica completa ed organica, una delle poche in Italia (ce ne sono forse tre complete su relitti ritrovati nel bacino del Mediterraneo).&rdquo; <br \/>n<br \/>n<font color=\"#FF0000\"><strong>La ricostruzione non &egrave; stato un lavoro facile<\/strong><\/font> perch&egrave; non si tratta di un relitto come potrebbe risultare nell&#8217;immaginario collettivo, non si trattava cio&egrave; di una nave messa sul fondo con tutto lo scafo completo di ogni sua parte. Al contrario sono stati recuperati 32 pezzi di legno, di cui si &egrave; occupato personalmente l&#8217;archeologo La Rocca, e il cui restauro &egrave; stato  terminato l&#8217;anno scorso. Sono state fatte indagini strumentali e datazioni radiometriche con l&#8217;utilizzo del carbonio 14. Non &egrave; stato facile identificare la provenienza del legno e l&#8217;armatore, ma si &egrave; fatto ed  entro dicembre, cio&egrave; prima della fine dell&#8217;anno, i legni restaurati saranno di nuovo sull&#8217;isola. Diventeranno oggetto di musealizzazione nella seconda puntata dell&#8217;evento che il Comitato Pantelleria preziosa, con la Soprintendenza del Mare e l&#8217;Assessorato Regionale dei Beni Culturali, ha iniziato a Pantelleria nei mesi scorsi. Le accurate ricerche hanno permesso di definire alcuni aspetti della storia legata a questa nave mercantile di piccole dimensioni, databile alla prima met&agrave; del V secolo d.C.; &egrave; stato infatti definito che trasportava un carico di ceramica di produzione pantesca, la ormai famosa Pantelleria Ware.<br \/>nDi nuovo sollecitato da Salvatore Gabriele rispetto alla <strong>possibilit&agrave; che questa nave trasportasse un&#8217;arma letale, <\/strong>come ipotizzato da Sebastiano Tusa, l&#8217;archeologo La Rocca si &egrave; &ldquo;imbarcato&rdquo; con entusiasmo in una spiegazione avvincente.<br \/>n<br \/>n&ldquo;Partendo dal presupposto che ogni archeologo si occupa di un aspetto specifico della ricerca, io mi sono occupato soprattutto dello scafo mentre della dinamica dell&#8217;affondamento e dei segnali all&#8217;interno della struttura se ne sono occupati gli archeologi Tusa ed Abelli. Ne sono scaturite due versioni di pari dignit&agrave;, per le quali da un lato va considerata l&#8217;ampiezza di conoscenze di Sebastiano Tusa derivanti da trenta anni di esperienza e di studi e dall&#8217;altra la conoscenza pi&ugrave; giovane di Abelli la cui teoria &egrave; pi&ugrave; legata a elementi concreti del relitto.<br \/>nE&#8217; noto che il carico fosse la ceramica da fuoco locale di cui per&ograve; esistono vari tipi e di uno di questi abbiamo un esempio frammentario per altro esposto nella mostra. <strong>E&#8217; il reperto pi&ugrave; grande che abbiamo, dentro ci sono tracce di pece <\/strong>che, con mistura adeguata, poteva essere utilizzata per farne una sorta di bomba di fuoco che spinta verso il nemico era capace di distruggere una nave. Un ordigno denominato &ldquo;fuoco greco&rdquo;. In base a questi dati e al contesto storico possiamo avanzare l&#8217;ipotesi che potesse essere una nave che si stava camuffando da nave da trasporto ma che di fatto si preparava a fare guerra, considerato che in quel periodo la gente isolana arretrava verso l&#8217;interno del territorio per difendersi dalle invasioni nemiche che la intimorivano.&rdquo;<br \/>nVerosimile e dignitosa &egrave; anche l&#8217;ipotesi avanzata dall&#8217;archeologo Leonardo Abelli, pi&ugrave; canonica ed accademica per semplicit&agrave; di conoscenze. Egli infatti parla della pece ritrovata nella ceramica come elemento utilizzato nelle normali manutenzioni delle imbarcazioni per calafatare lo scafo, cos&igrave; come nei relitti si ritrova spesso del piombo per fare delle riparazioni. Per quanto riguarda l&#8217;affondamento si ipotizza invece un ribaltamento e un incendio durante le attivit&agrave; di carico e scarico. <br \/>nIl pubblico ha ascoltato con estrema attenzione il racconto legato al relitto di Scauri che rappresenta una vera preziosit&agrave; archeologica della nostra isola e che unitamente ai reperti ritrovati a Cala Levante, a Cala Tramontana e a Gadir potrebbero veramente essere oggetto di una musealizzazione che speriamo di vedere presto nelle sale del nostro bel Castello.<br \/>nEcco il link per visionare le foto di quanto esposto nella mostra che verr&agrave; presto riaperta per il piacere di panteschi e turisti:<a href=\"https:\/\/goo.gl\/photos\/4bqhJq35rFBJF4V5A\"><br \/>nhttps:\/\/goo.gl\/photos\/4bqhJq35rFBJF4V5A<\/a><br \/>n<br \/>nGiovanna Cornado Ferlucci<br \/>n<\/font><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Da una domanda sapientemente provocatoria, fatta dal direttore di Pantelleria Internet, Salvatore Gabriele, al dottor Roberto La Rocca durante la serata di archeologia al Castello, &egrave; scaturita un&#8217;interessante conversazione sulla storia del relitto di Scauri, ritrovato sul fondo del mare all&#8217;imboccatura del porto.nNella premessa si era parlato di Pantelleria come <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/2016\/04\/15\/relitto-di-scauri-nave-da-carico-o-nave-da-guerra\/\" title=\"RELITTO DI SCAURI: NAVE DA CARICO O NAVE DA GUERRA?\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2530"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2530"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2530\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2530"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2530"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.pantelleria.net\/dammusi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2530"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}